Contatti  

 

 
      Il Comune
      Il Paese
      Turismo e cultura
      Risorse

    Segnala il sito ad un amico

 

Messaggi : 93 -- Autori : 665
Pagine: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19

08-04-2008 21:27 da Mazzini
chiediamo risposte
E ancora, ecco la posizione di una sezione di Legambiente su un impianto in provincia di Varese:

Da VareseNews

Castellanza - "Si discuta sabato al consiglio comunale aperto, ma in modo informato". Il Cigno Verde contesta biocarburanti procurati dall'altro capo del pianeta e interventi "speculativi"

Centrale a olio di palma e teleriscaldamento, la posizione di Legambiente


Legambiente Busto Arsizio-Valle Olona intende fornire il proprio contributo al dibattito che sarà tenuto sabato prossimo a Castellanza, in un consiglio comunale aperto. Come ambientalisti militanti da molti anni ci battiamo e pratichiamo affinché la sostenibilità energetica - nel caso presente, ma sostenibilità anche in altri ambiti diversi – venga messa ai primi posti delle politiche nazionali e locali, oltre la divulgazione capillare tra i cittadini. Quindi siamo autorizzati a considerare positivo che questa esigenza venga alla ribalta, ma con modalità e forme corrette. Quello della centrale elettrica del polo chimico castellanzese lo consideriamo un argomento male impostato, al limite della speculazione.

Tra gli infiniti capitoli di spesa e di sgravi contenuti nelle leggi nazionali e locali rientrano anche sostegni al teleriscaldamento ed ai combustili da fonte rinnovabile, cioè biocarburanti e biocombustili. Purtroppo questi incentivi sono dati abitudinariamente all’italiana, cioè a pioggia ed in tempi incerti e incostanti. Manca la necessaria concretezza e la volontà coerente di una seria politica energetica, segno evidente delle troppe cordate di interessi particolari e frammentati. E’ in questo clima fluttuante che nascono i tentativi di “fare cassa” con questi contributi pubblici, mascherando per sostenibili progetti speculativi dal brevissimo futuro. Pertanto affermiamo i seguenti punti.

1) I combustili rinnovabili devono essere incentivati solo se provenienti da distanze vicine al loro utilizzo. La Finanziaria 2008 ha infatti tolto gli sgravi generalizzati a tutti i biocombustili. La loro tassazione crescerà inevitabilmente per adeguarsi a quella degli altri, finito il periodo del loro lancio commerciale: in Germania già nel 2012. Non è sostenibile importare biocombustibili da 12.000 chilometri; poiché il bilancio in termini di emissione è molto negativo.

2) Non esistono ragioni di costruire centrali elettriche in zona. La rete elettrica è stata accresciuta nelle potenzialità e nella distribuzione. Meglio produrre con mille pannelli privati che accentrare tutto in un solo sito.

3) L’utilizzo del teleriscaldamento è auspicabile esclusivamente per quartieri di nuova edificazione, collocato all’interno di una progettazione accurata e dedicata ad esso. La riconversione dell’esistente ambito edilizio civile è assai più costosa di tutte le altre forme di risparmio energetico e di adeguamento tecnologico.

4) Le spese della collocazione della rete di teleriscaldamento graverebbero sulle casse pubbliche. Questo è un elemento taciuto: si userebbe la scusa ecologica per investire il pubblico denaro a rompere le strade e ripararle. Molto meglio che i sindaci ed i comuni investano direttamente nella promozione delle fonti rinnovabili e del risparmio energetico, con programmi e norme fisse all’interno nei Piani di Governo del Territorio.

Riteniamo importante anticipare queste considerazioni affinché il dibattito di sabato si svolga con caratteristiche serie e motivate, per non cadere nel sensazionalismo e l’emotività di argomenti marginali oppure disinformati. Grazie per l’attenzione e porgiamo. cortesi saluti.



Martedi 26 Febbraio 2008
Legambiente Busto Arsizio

 

Visite: 329 - Risposte: 2
Ultima Risposta: 09-04-2008 by p77
08-04-2008 21:00 da Mazzini
Oro verde
Leggete questo articolo sui biocombustibili: non é di parte e smorza dati alla mano, i facili entusiasmi.



Da l\'Espresso del 03-05-07


LA CORSA ALL\'ORO VERDE
Miliardi di euro investiti in tutto il mondo per sostituire l\'etanolo a diesel e benzina. Anche l\'Europa si muove. Con molti interrogativi: servirà a salvare l\'atmosfera?


di Daniele Fanelli
Miliardi di dollari investiti in tutto il mondo, e un mercato destinato a quadruplicare in dieci anni. È partita la corsa all\'oro verde, cioè ai carburanti estratti dalle piante coltivate: diesel da olio vegetale, per esempio di colza o di girasole, ed etanolo prodotto fermentando cereali e piante da zucchero. Che promettono indipendenza dal petrolio, impatto climatico zero, e nuovo business per agricoltori e industrie. L\'Unione europea sembra crederci davvero: intende sostituire il 5,75 per cento di tutta la benzina e il gasolio usati nei trasporti entro il 2010, e arrivare al 10 per cento entro il 2020. Attualmente siamo circa a quota 2 per cento. Ma c\'è un problema: i carburanti coltivati sono più cari di quelli fossili, e per arrivare nei nostri distributori hanno bisogno di sussidi, di agevolazioni fiscali e, appunto, dell\'imposizione di quote di utilizzo. Vale la pena investire tanto? I biocarburanti porteranno davvero l\'aria pura e lo sviluppo economico che promettono? Nuovi studi e dati recenti sollevano dei seri dubbi. \"Il settore dei trasporti consuma meno di un terzo dell\'energia complessiva in Europa. Sostituire il 5,75 per cento dei carburanti fossili con biocarburanti farebbe risparmiare, in teoria, circa l\'1,8 per cento delle emissioni di gas serra\", spiega Daniela Russi, che all\'Università di Barcellona ha appena concluso un dottorato di ricerca sull\'argomento, e prosegue: \"Il risparmio effettivo, però, sarebbe molto inferiore, perché i fertilizzanti, i pesticidi e i macchinari necessari alla produzione usano combustibili fossili\". Il reale impatto dei biocarburanti è tuttora dibattuto dagli esperti, e varia in relazione al tipo di pianta coltivata e al clima. Per il biodiesel estratto da colza, le stime più ottimistiche indicano un risparmio del 60 per cento dei gas serra. In altre parole, il target del 5,75 per cento ci farebbe risparmiare meno dell\'1 per cento delle emissioni attuali. Paragonato al nuovo obiettivo di tagliare del 20 per cento i gas serra rispetto ai livelli del 1990, è un beneficio modesto. E ci costerà una fortuna. Secondo uno studio commissionato dal governo tedesco, risparmiare una tonnellata di CO2 utilizzando il biodiesel di colza costa da 150 a 310 euro. Con l\'etanolo ottenuto dai cereali, la spesa può superare i 700 euro. Sul mercato delle emissioni, una tonnellata di CO2 vale al massimo qualche decina di euro. Insomma, a parità di spesa, i biocombustibili tagliano molto meno gas serra che qualsiasi altro metodo. E dati più recenti suggeriscono un bilancio anche peggiore. Scienziati dell\'Università di Stanford hanno dimostrato che i gas di scarico prodotti con miscele di benzina ed etanolo sono più dannosi di quelli emessi da benzina normale. E secondo uno studio tedesco appena pubblicato su \"Archives of Toxicology\", i fumi di scappamento del biodiesel sono fino a 60 volte più cancerogeni degli altri. Ciliegina sulla torta, una nuova analisi uscita sulla rivista \"Chemistry & Industry\", secondo cui il risparmio complessivo di gas serra ottenibile con il biodiesel non sarebbe del 60 per cento, ma fra il 25 e lo zero per cento. Praticamente nullo. Al di là dei benefici ambientali, i biocarburanti sono promossi come una opportunità di rilancio dell\'agricoltura europea, che ha perso di competitività dopo le riforme della Politica agraria comune del 2003. Per i campi destinati all\'energia, la Ue offre un sussidio di 45 euro a ettaro, da aggiungere ai 406 euro per ettaro di sussidi-base. Inoltre, permette la coltivazione di biomasse anche sui terreni \"set-aside\", quelli che la Pac imporrebbe di tenere a riposo per evitare sovrapproduzioni di cibo. Ma questi aiuti non sembrano centrare l\'obiettivo. \"La coltivazione energetica italiana sembrava destinata a un grande sviluppo, ma le nostre speranze non si sono concretizzate\", racconta Andrea Borgioli, titolare di una impresa di trasformazione di oli e biomasse, che sull\'onda dei primi entusiasmi aveva aderito ad Assobiodiesel. \"Il sussidio europeo è un aiuto molto basso, e non consente la riconversione dei terreni\", spiega il responsabile ambiente di Coldiretti Stefano Masini, e prosegue: \"Servirebbero più agevolazioni per i prodotti di origine nazionale, che non possono competere con quelli provenienti dall\'estero\". Per raggiungere gradualmente l\'obiettivo del 5,75 per cento, l\'Italia ha imposto per il 2007 una quota di sostituzione dell\'1 per cento, che comporta l\'utilizzo di oltre mezzo milione di tonnellate di biocarburante. Ma solo per le prime 250 mila tonnellate è concesso uno sconto dell\'80 per cento sulle accise. E l\'origine italiana delle materie prime è obbligatoria solo per 70 mila tonnellate. Le cose andavano meglio, finora, in Germania e in Francia, dove i biocarburanti erano defiscalizzati senza limiti. Ma anche qui la realtà sta cambiando. Nonostante le proteste degli agricoltori, la Germania sta elevando progressivamente le tasse sul biodiesel, e intende arrivare nel 2012 a una accisa di 45 centesimi al litro, appena 2 centesimi meno di quella sul diesel normale. E la Francia, lo scorso anno, ha ridotto l\'esenzione fiscale da 33 a 25 centesimi per litro. Anche se scoraggiano la produzione domestica, Germania, Francia e Italia sono, e resteranno, i principali produttori in Europa. \"In Italia produciamo 800 mila tonnellate di biocombustibile l\'anno, ma ne coltiviamo appena 20 mila ettari (che producono circa 17 mila tonnellate di combustibile, ndr). Il resto viene dall\'importazione\", spiega Masini, e aggiunge: \"In questo momento, si progettano stabilimenti di produzione vicino ai porti, che con la nostra agricoltura non hanno niente a che fare\". Soddisfare da soli la domanda di materie prime, comunque, sarebbe impossibile. Per raggiungere il target del 5,75 per cento, la Ue dovrebbe coltivare ad agrienergie ben 17 milioni di ettari, circa il 18 per cento di tutte le sue terre arabili. In Italia, servirebbero 4,5 milioni di ettari, quasi un terzo dei nostri campi. Ma sia Coldiretti che Confagricoltura prevedono una disponibilità massima di mezzo milione di ettari. Come chiaramente illustrato nel Piano europeo di azione per le biomasse, almeno il 50-70 per cento dei biocombustibili che bruceremo in Europa dovrà essere coltivato altrove. È quindi inevitabile che Eni e gli altri giganti del petrolio europeo e mondiale partano, come stanno facendo, alla conquista della canna da zucchero brasiliana, e dell\'olio di palma indonesiano e malese. Che garantiscono rese più alte e manodopera a basso costo. \"Le aziende non possono assorbire costi aggiuntivi. Se le materie prime nazionali non sono defiscalizzate a sufficienza, le andiamo a prendere da qualche altra parte\", spiega il presidente dell\'Unione Petrolifera, Pasquale De Vita. E precisa che le lobby del petrolio non sono né favorevoli né contrarie alle nuove norme europee. \"Può essere una occasione di business. Ma fare biocombustibili non è il mestiere del petroliere\", afferma De Vita, e prosegue: \"Se, però, gli Stati decidono di produrre biocarburante in nome dell\'ambiente o per diversificare le fonti energetiche, noi lo facciamo\". Secondo un rapporto dell\'agenzia specializzata Clean Edge, le vendite di biocombustibili nel mondo hanno superato i 20 miliardi di dollari nel 2006, e dovrebbero arrivare a più di 80 miliardi entro il 2016. I coltivatori tropicali faranno di tutto per stare al passo con la domanda, sottraendo terreno alla giungla con il risultato di aggravare l\'effetto serra. Convertire ad agrienergie un ettaro di pascolo o di foresta, infatti, rilascia nell\'atmosfera una quantità di gas serra che i biocarburanti coltivati su quello stesso ettaro possono compensare solo in un periodo compreso fra 17 e 111 anni. Wwf e altre organizzazioni chiedono certificati che attestino un basso impatto ambientale nella produzione di materie prime. Ma non è detto che li ottengano, perché contrasterebbero con le regole dell\'Organizzazione mondiale del commercio. \"Ogni tipo di energia rinnovabile ha un suo potenziale massimo, oltre il quale si fanno dei danni\", spiega il professor Ugo Bardi, presidente della sezione italiana dell\'Aspo, associazione che studia l\'esaurimento delle riserve petrolifere, e aggiunge: \"Rispetto a solare ed eolico, i biocombustibili hanno dei limiti molto bassi, perché la loro produzione compete direttamente con quella alimentare\". Ricavare energia dagli scarti agricoli e industriali o dalle produzioni alimentari in eccesso rappresenta una strategia sicuramente conveniente. Ma sull\'opportunità di spingersi oltre, i dubbi crescono anche fra i leader europei. Che non hanno reso vincolante l\'obiettivo di sostituzione del 5,75 per cento. E che renderanno obbligatorio il target del 10 per cento nel 2020 solo se saranno disponibili in commercio i carburanti di seconda generazione. Che dovrebbero sfruttare con più efficienza la cellulosa, aumentando la resa e aggirando molti dei problemi menzionati. Ma queste tecnologie sono in fase embrionale. Le avremo solo fra dieci anni, se tutto va bene. n

 

Visite: 301 - Risposte: 2
Ultima Risposta: 08-04-2008 by Mazzini
08-04-2008 20:36 da 778
ARRIVA L'INQUINAMENTO STIAMO ATTENTI
Avevo già parlato della pericolosità delle biomasse per la nostra salute in questo post, ma voglio tornare sull'argomento perché troppo spesso mi capita di sentire parlare di biomasse come di soluzione ecologica per produrre energia e sono veramente stufo di sentir raccontare favole del genere. Ne approfitto citando un post estremamente interessante del professor Montanari - quello delle nanopatologie, tanto per capirci. Il professore scrive: "Occorre sapere che ogni combustione produce inquinanti. E tanti. Per chi vuole informazioni, il Politecnico di Zurigo organizza ogni anno un congresso di livello mondiale sull'argomento, ma basta una normale laurea in chimica o anche solo un diploma per saperlo. Così, non bisogna illudersi: i vegetali bruciati inquinano eccome". Inoltre Montanari si rifiuta di consolarsi con la tesi secondo la quale bruciando una pianta si produce tanta anidride carbonica quanta questa ne avrebbe prodotta nel corso della sua esistenza. Sì è vero, ma la storia non finisce qui.
"Bisogna sapere" scrive Montanari "che ogni volta che si brucia qualcosa di organico in presenza di cloro, un elemento pressoché ubiquo, si produce la più insidiosa delle diossine, quella con quattro atomi di cloro nella molecola. Ma oltre alla diossina, la temperatura e l’ossidazione di una miriade di sostanze solo parzialmente conosciute costruiscono tutta una serie lunghissima d’inquinanti". E non basta, la combustione di sostanze organiche "produce quantità rilevanti di micro e nanoparticelle inorganiche che originano dal contenuto appunto inorganico della pianta stessa, un contenuto tutt'altro che irrilevante e fortissimamente dipendente dal terreno in cui la pianta è cresciuta". La produzione di queste nanoparticelle è la causa dell'insorgenza delle cosiddette nanoparticelle inorganiche .quindi in seguito si bruceranno rifiuti domestici di tutti i tipi,cosi causando un inquinamento e un odore molto sgradevole specialmente nelle prime ore del mattino con un tasso di inquinamento pari al 70%,perchè pari al 70%, perché nelle ore della notte vengono bruciati rifiuti di ogni tipo dalla plasticdomestica e industriale ,olio cartoni ecc;……riscio di malattie?problemi respiratori SPECIALMENTE NEL PERIODO ESTIVO CHE IL NOSRO CORPO VUOLE Più OSSIGENO MA L’ARIA NON PERMETTE E COSI CI SONO Più A RISCHIO I TUMORI.
La conclusione alla quale giunge il professore attraverso queste considerazioni è la stessa alla quale era giunto tempo fa Giulio De Simon dopo un confronto tra biomasse e fotovoltaico, ovvero il futuro è rappresentato dall'utilizzo dell'energia solare. O pale oliche Per un approfondimento leggi A caccia di biomasse di Stefano Montanari.

 

Visite: 467 - Risposte: 0
Ultima Risposta: 08-04-2008 by 778
01-04-2008 10:25 da io@tu.it
Scrutatori
Salve, volevo sapere chi sono gli scrutatori scelti per i vari seggi, se sono i soliti nomi e com'è andato il sorteggio..grazie

 

Visite: 336 - Risposte: 1
Ultima Risposta: 05-04-2008 by Giuseppe
04-04-2008 13:11 da informato
teleriscaldamento
Ringraziamo il sig. Gentile per il tentativo di informare ma sarebbe il caso di fornire informazioni piu' dettagliate. Che il teleriscaldamento e le energie rinnovabili siano vantaggiose dal punto di vista ambientale ed economico e' ben noto, basta leggere i giornali .... non e' chiaro pero' che tipo di biocombustibile verra' utilizzato. Un elemento importante che aumenta notevolmente i vantaggi di questi impianti e' la reperibilita'del biocombustibile nel territorio circostante (se deve essere trasportato, si inquina, si rompono le strade etc..). Gradiremmo maggiori dettagli.

Insomma se qualcuno ha potuto terrorizzare i cittadini parlando di inceneritore e' perche' non c'e' informazione. A proposito perche' il sito del comune e' cosi' poco aggiornato?

 

Visite: 316 - Risposte: 0
Ultima Risposta: 04-04-2008 by informato
    Concorsi      Bandi di gara
    Photogallery      Cartoline da Colle
    Modulistica      Il blog del comune
    Codice fiscale      Città e Cultura
    Il Comune informa      Informagiovani
    Forum giovanile      Ass. "Colle Sannita"
    Decorata      Autocertificazioni
 

Risoluzione ottimale: 1024x768 - Tutti i diritti sui contenuti sono riservati al Comune di Colle Sannita © 2009
Comune di Colle Sannita - Piazza G. Flora, 1 - 82024 Colle Sannita (BENEVENTO) - P.IVA e C.F. 80001950627

 
 

web agency & webmaster: info@mediatarget.it